
Sto studiando turco. Mi è sempre più chiaro il significato di “come se parlassi turco”. Non si capisce nulla. Che fatica.
E per fortuna che ho abbastanza tempo per studiarlo. Comunque, le cose stanno così, vado tre volte alla settimana, ogni lezione dure tre ore. Nella mia classe ci sono persone provenienti da Spagna, Francia, Bosnia Erzegovina, Slovenia, USA, Cina, Nigeria e uno nuovo che non ho capito di dove sia, ma dai suoi tratti direi essere mediorientale. La nostra insegnante è ovviamente turca. Il metodo non mi fa impazzire, è della serie “the pen is on the table”, quindi si tratta di studiare a memoria frasi che molto probabilmente non ti capiterà di usare spesso nella vita quotidiana. Inoltre nelle tre ore di lezione si fanno un sacco, ma veramente un sacco, con spiegazioni velocissime e molta pratica fra di noi, ma appunto parlando di
candelabri sul tavolo e cani in giardino. Andando un giorno sì e l’altro no è obbligatorio studiare almeno un giorno sì e l’altro no, credo che perdere anche solo una lezione o anche un solo giorno di studio potrebbe diventare un vero dramma. Tutto questo comunque mi diverte molto. Adesso faccio più attenzione a come parlano le persone fra loro, almeno cercando di individuare il soggetto nelle loro frasi, e, come fanno i bambini appena imparano a leggere, andando in giro leggo tutti i cartelli e le insegne. La pronuncia è facile, si legge come si scrive, a parte alcune piccolissime differenze rispetto l’italiano. Per esempio la G si legge GH e la C si legge GI. Poi ci sono altre lettere, come la ö, la ü, la ç che si legge ci, la s con l’ondina sotto (non so come si chiami) che si legge sc, la i senza puntino che si pronuncia con la gola, la g con la barretta sopra (non so come si chiami) che non si pronuncia ma viene allungata la vocale che la precede. Sembra complesso ma vi assicuro che questa è la parte facile. Le frasi si costruiscono in maniera macchinosa e meccanica, con suffissi vari che definiscono forma interrogativa, locazione, persona ecc, come un puzzle. Ogni suffisso varia in base alla parola che lo precede….Uf, ho già
mal di testa!!! Per quando riguarda l’aspetto lavorativo invece ciccia, ad ogni appuntamento capisco sempre di più che qui la cosa si fa complessa, per cui se magari qualcuno di voi potesse imparare il turco mi aiuterebbe un sacco a praticarlo
quando torno. Chi si offre?
Bacio.
p.s. Il problema delle sopracciglia l’avrei accantonato, anche se una volta parlandone con Dilek, mi ha detto che le mie sopracciglia sono “originali”. Capisco ovviamente che parlando lei solo turco le conversazioni fra noi sono ridotte alle parole elementari, ma in questa sua risposta ci ho letto di tutto. Avrà voluto dirmi che sono chip o che sono speciali, che sono trash o che sono assurde? Adesso la mia nuova fissazione sono le mani, caspita, anche quelle qui sono curatissime, e senza magari arrivare ai livelli di Lilli in Costarica, devo ammettere che me le sto curando un po’ di più. :-)